Da Vasco al ddl sulle intercettazioni, tutti contro il web
Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di leggi bavaglio e siti oscurati, e si ritorna su una questione che ormai da tempo interessa un po’ tutti, quella della libertà di espressione sul web.
Mentre molte persone scendono in piazza per protestare contro il ddl intercettazioni, che sta per essere discusso in parlamento, e che contiene una clausola che sa molto di censura, il popolo del web si mobilita per un’altra questione, che qualche tratto in comune con la cosiddetta legge bavaglio ce l’ha: il caso Vasco Rossi, che con le sue minacce sembra abbia fatto chiudere il sito Nonciclopedia.
Ma andiamo con ordine: il ddl contro le intercettazioni, se approvato, comporterebbe l’obbligo per tutti i siti web di rettificare qualsiasi informazione e notizia giudicata come diffamatoria dai diretti interessati. Il tutto in tempi brevi, ossia entro 48 ore dalla richiesta di rettifica. Una legge che riguarderebbe non solo i siti web delle testate giornalistiche, ma tutti i siti, compresi anche i numerosissimi blog dei privati cittadini che ormai nascono in rete come funghi. Ora, non si tratta solo di libertà di espressione, è anche una questione di carattere pratico: com’è possibile pensare di controllare tutto quello che viene scritto sul web? Per un blog che viene censurato, o se preferite un’espressione meno forte, rettificato, ce ne saranno probabilmente altri 100 che potrebbero dare le stesse informazioni o esprimere opinioni simili. Chiedere la rettifica delle notizie pubblicate sul web sembra un’impresa quanto mai difficile, oltre che opinabile.
Basta guardare a quanto successo a Vasco: anche in questo caso, senza entrare troppo nel merito della questione – ci sarà un processo che stabilirà chi ha ragione e chi torto – basta però navigare per qualche minuto per capire come la censura sul web sia una chimera, e non solo una limitazione della libertà d’espressione. Se dopo le accuse di Vasco – giuste o ingiuste che fossero – la Nonciclopedia italiana si è in pratica auto-censurata, il rocker di Zocca non è però stato risparmiato e in molti, tramite vari post o pagine facebook create ad hoc, si sono scagliati contro il Vasco nazionale anche più pesantemente di quanto avesse fatto il sito autocensuratosi. Sito che poi non esiste solo nella sua versione italiana, come noto, e infatti è proprio dalla versione inglese dello stesso sito che arriva la stangata più clamorosa al rocker nostrano: cercando “Vasco Rossi” in Uncyclopedia si viene reindirizzati ad una pagina dedicata alla spiegazione del significato di un attributo usato dagli anglofoni per descrivere, in maniera non molto carina, delle persone che fanno delle stupidaggini (e con questa spiegazione vi garantisco di aver usato dei termini a dir poco eufemistici).
La questione è comunque complessa e non esauribile con un semplice post, ma quel che è certo è che quando si parla di censura, o se preferite di limitazioni, sul web, non si rischia solo di toccare le libertà fondamentali dell’uomo, si rischia anche di finire per combattere contro i mulini a vento.

